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Acciaio inox 304 o 316 in barca: quale scegliere

Differenze tra acciaio inox 304 (A2) e 316 (A4) in barca: molibdeno, corrosione interstiziale, coppia galvanica con l'alluminio e quale qualità usare su ogni accessorio.

Di Redazione BarcoEquipado Aggiornato il 6 min di lettura
Acciaio inox 304 o 316 in barca: quale scegliere

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Indice +

Quando in banchina qualcuno si chiede perché i suoi candelieri «inox» abbiano macchie marroni dopo due estati, la risposta è quasi sempre la stessa: sono in inox 304 dove ci voleva il 316. In mare la differenza tra le due qualità non è una sfumatura. Questa guida spiega cosa cambia tra AISI 304 e AISI 316, che ruolo hanno la passivazione e la corrosione galvanica e quale qualità conviene per ogni accessorio.

In sintesi: in coperta, nel pozzetto, sulla piattaforma bagno e in ogni zona esposta agli spruzzi usa inox 316 (A4). Il 304 (A2) ha senso solo per interni asciutti, acqua dolce o pezzi facili da sostituire. E ogni volta che l'inox tocca l'alluminio, isola il collegamento.

304 e 316: cosa li distingue

Sono entrambi acciai inossidabili austenitici con cromo e nichel, quasi amagnetici e identici all'aspetto. La differenza sta in un elemento che non si vede: il 316 contiene dal 2 al 3 % di molibdeno e un po' più di nichel; il 304 non ha molibdeno. È il molibdeno a permettergli di resistere ai cloruri dell'acqua salata.

CaratteristicaAISI 304 (A2)AISI 316 (A4)
Designazione europea1.4301 (304L: 1.4307)1.4401 (316L: 1.4404)
Cromo18-20 %16-18 %
Nichel8-10,5 %10-14 %
MolibdenoAssente2-3 %
PREN indicativo18-2023-28
Vaiolatura da cloruriFrequente in ambiente marinoMolto minore
Aspetto dopo una stagione di salsedineMacchie marroniResta in ordine con una pulizia di base
Costo relativoRiferimentoNettamente più alto

L'indice PREN (Pitting Resistance Equivalent Number) si calcola da cromo, molibdeno e azoto e serve a confrontare la resistenza alla vaiolatura. I valori sono indicativi: dipendono dalla composizione esatta di ogni colata.

Perché il 316 regge meglio il mare

Ogni acciaio inox si protegge con un velo sottilissimo di ossido di cromo che si forma da solo a contatto con l'ossigeno. È questo strato passivo a far sì che l'acciaio «non arrugginisca». Il problema dell'acqua di mare è lo ione cloruro: attacca lo strato in punti precisi, lo fora e apre un minuscolo pit che, una volta avviato, si acidifica all'interno e penetra nel metallo.

Il molibdeno del 316 rinforza quel velo e lo rende molto più difficile da rompere. A parità di lucidatura e manutenzione, un corrimano in 316 resta brillante quando uno in 304 mostra già puntini e colature marroni. Il 316 non è immune — nei climi caldi o con poca manutenzione si macchia anche lui — ma il margine è molto più ampio.

Vaiolatura e corrosione interstiziale

La corrosione più pericolosa a bordo non è quella che si vede, ma quella che nasce dove non arriva l'ossigeno: sotto la base sigillata di un candeliere, dentro un terminale pressato, nel filetto di un bullone passante o sotto una rondella. Senza ossigeno lo strato passivo non si rigenera e l'acqua salata stagnante diventa sempre più aggressiva. È la corrosione interstiziale, ed è quella che spezza all'improvviso un accessorio apparentemente perfetto.

Il 316 la sopporta molto meglio, ma non la elimina. Su candelieri e corrimano, su grilli e girelle da ancoraggio e su qualsiasi accessorio sotto carico conviene smontare ogni tanto per ispezionare le parti nascoste.

Quale qualità usare in ogni zona della barca

Accessorio o zonaQualità consigliataNota
Gallocce, passacavi, anelli316Lavorano sotto carico e sono sempre bagnati
Candelieri, pulpiti, corrimano316 (316L se saldati)Controllare le basi per corrosione interstiziale
Scaletta bagno e passerellaMeglio 316Il 304 è accettabile se risciacquato e controllato spesso
Viteria di coperta e scafoA4 (316)Con sigillante e, su alluminio, isolante
Cerniere e chiusure dei gavoni316Quelle in 304 si macchiano e si grippano
Accessori del bimini316Tubi e terminali molto esposti alla salsedine
Mobili interni, cucina, bagnoBasta il 304Se la zona è asciutta e ventilata
Barca d'acqua dolceBasta il 304Senza cloruri il 304 regge molto bene
Grilli e girelle da ancoraggio316 o acciaio zincato di grado altoL'inox fatica e avvisa poco prima di cedere

Il 304 non è un cattivo materiale: costa meno ed è perfettamente corretto lontano dall'acqua salata. Ha senso per gli interni, per le barche d'acqua dolce o per un uso occasionale con buon risciacquo.

La coppia galvanica: inox e alluminio

Quando due metalli diversi si toccano e l'acqua salata li bagna, si forma una pila: il meno nobile si corrode per proteggere il più nobile. Nella serie galvanica dell'acqua di mare l'inox passivo è piuttosto nobile e l'alluminio sta molto più in basso. Risultato: una vite inox su un albero, un boma o una piattaforma in alluminio finisce circondata da polvere bianca (ossido di alluminio) e, con gli anni, il filetto si perde o la vite resta bloccata dalla corrosione.

  • Pasta isolante sul filetto e sotto la testa (tipo Tef-Gel o cromato di zinco).
  • Rondelle in nylon o delrin tra l'accessorio inox e il pezzo in alluminio.
  • Superficie di contatto ridotta e che non trattenga acqua.
  • Il metallo anodico deve avere molta più superficie di quello nobile: una piccola vite inox su un grande pezzo di alluminio fa molti meno danni del contrario.

È lo stesso principio degli anodi sacrificali: un metallo molto anodico si consuma di proposito per proteggere eliche, assi e piedi poppieri.

Passivazione e manutenzione

La passivazione è un trattamento chimico (con acido nitrico o citrico) che elimina il ferro libero dalla superficie e favorisce uno strato passivo uniforme. Dopo aver tagliato, forato, saldato o carteggiato un pezzo, lo strato resta danneggiato e contaminato da particelle degli utensili. Un accessorio ben rifinito in fabbrica è passivato o elettrolucidato; uno lavorato a bordo no.

  • Dopo aver forato un accessorio, elimina bene i trucioli e applica un gel passivante o decapante specifico per inox.
  • Non usare spazzole o paglietta d'acciaio al carbonio sull'inox: lasciano ferro incastrato che arrugginisce e sembra che sia l'inox a essersi ossidato.
  • L'elettrolucidatura dà una superficie più liscia e con meno punti d'innesco della vaiolatura; per questo gli accessori di fascia alta durano di più.
  • Risciacquare con acqua dolce dopo la navigazione è la migliore manutenzione: toglie i sali prima che si concentrino.

Se hai già le macchie, nella guida su come pulire l'acciaio inox della barca trovi il procedimento passo passo, e tra i detergenti e lucidanti per inox una selezione di prodotti.

316L, duplex e serie 200

Il 316L è un 316 a bassissimo tenore di carbonio (massimo 0,03 %). In saldatura evita che il cromo si leghi al carbonio lasciando senza protezione la zona termicamente alterata: per questo è il riferimento per pulpiti, corrimano e supporti saldati su misura.

Gli acciai duplex, come il 2205, uniscono struttura austenitica e ferritica, con più cromo, molibdeno e azoto: superano il 316 per resistenza alla corrosione e hanno circa il doppio della resistenza meccanica. Si usano per accessori di fascia alta e per gli assi. All'estremo opposto ci sono le serie 200 e 400, a volte vendute come semplice «inox», che in mare cedono in fretta.

Errori comuni in acquisto e montaggio

  • Comprare «inox» e basta: se il venditore non indica 316 o A4, dai per scontato che sia 304 o peggio.
  • Usare viti A2 su un accessorio A4: il pezzo più debole decide la vita dell'insieme. Vedi la guida alla viteria inox nautica.
  • Montare inox su alluminio senza isolare.
  • Sigillare con silicone acetico: l'acido acetico attacca lo strato passivo. Usa poliuretano, polimero MS o butile (vedi sigillanti marini).
  • Serrare inox su inox a secco e con avvitatore a massa battente: il filetto si grippa e la vite si salda a freddo.
  • Pulire con paglietta comune o spazzole in acciaio al carbonio.

Attenzione: la calamita non serve a distinguere il 304 dal 316; entrambi sono praticamente amagnetici e possono diventare leggermente magnetici dopo una lavorazione a freddo. Fidati della marcatura del produttore (A4, 316, 1.4401, 1.4404), non della calamita.

Attrezzatura consigliata per questa guida

Domande frequenti

Che differenza c'è tra acciaio inox 304 e 316?+

Il 316 contiene dal 2 al 3 % di molibdeno e un po' più di nichel rispetto al 304. Il molibdeno gli dà una resistenza molto maggiore alla vaiolatura e alla corrosione interstiziale provocate dai cloruri dell'acqua di mare. Per qualsiasi accessorio esposto all'acqua salata la scelta giusta è il 316.

L'inox 304 arrugginisce in mare?+

Non si disfa, ma in ambiente marino compaiono presto macchie marroni superficiali e, dove manca ossigeno (sotto una base sigillata, dentro un filetto), può subire vaiolatura e corrosione interstiziale. Per interni asciutti o acqua dolce di solito basta; in coperta non è consigliabile.

Come capisco se un accessorio è in inox 304 o 316?+

La calamita non è una prova affidabile, perché entrambi sono quasi amagnetici. Il metodo sicuro è la marcatura del produttore (A4, 316, 1.4401, 1.4404) o un'analisi con reagente al molibdeno o spettrometro. Se il venditore scrive solo «inox», presumi che sia 304 o inferiore.

Cosa significano A2 e A4 sulle viti?+

Sono le designazioni della norma ISO 3506: A2 corrisponde alla famiglia del 304 e A4 a quella del 316. Il numero che segue (A4-70, A4-80) indica la classe di resistenza a trazione. All'esterno e a contatto con l'acqua salata usa sempre A4.

Posso usare viti inox su un albero o una piattaforma in alluminio?+

Sì, è la prassi, ma isolandole: con l'acqua salata come elettrolita l'alluminio si corrode intorno alla vite. Usa pasta isolante sul filetto e rondelle in nylon sotto la testa e sotto la base dell'accessorio.

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